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	<title>Sinistra Democratica Emilia Romagna &#187; Ravenna</title>
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	<description>Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo - sito ufficiale regione Emilia Romagna</description>
	<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 15:54:45 +0000</pubDate>
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		<title>Pomigliano. Incidente di percorso o progetto congeniato?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 14:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>

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&#8220;Un caso in cui, al giorno d&#8217;oggi, bisogna iniziare con una premessa: a Pomigliano ha vinto (fino al giorno dello svolgimento del referendum) la coercizione e il ricatto sul bene primario di ogni essere umano raziocinante, il lavoro e la sopravivenza. Il giorno della lettura del risultato, invece, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riportiamo l&#8217;analisi di <strong>Germano Zanzi</strong> di Ravenna.<br />
&#8220;Un caso in cui, al giorno d&#8217;oggi, bisogna iniziare con una premessa: a Pomigliano ha vinto (fino al giorno dello svolgimento del referendum) la coercizione e il ricatto sul bene primario di ogni essere umano raziocinante, il lavoro e la sopravivenza. Il giorno della lettura del risultato, invece, si capisce che ha vinto una resistenza operaia ininmaginabile con una dignità che ha sorpreso perfino il &#8220;padrone&#8221;. Solo con Il 62% del consenso (consenso a cosa? Al diritto al lavoro o all&#8217;aut-aut di Marchionne). Questa quantità di consenso va bene per fare un governo ma è poco per avviare una strategia aziendale che ha bisogno di grande impegno e responsabilità condivise.<span id="more-1269"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto: Cosa succede nel &#8220;Paese Italia&#8221;? Pomigliano è solo il sintomo più evidente: la punta di un iceberg. La &#8220;Fabbrica Italia&#8221;, invenzione di Marchionne sostenuta da Marcegallia; il governo e da altri non troppo ostacolata, è la &#8220;nuova frontiera del capitale (uso una vecchia categoria marxiana, ma innegabilmente attuale) per garantirsi il potere di decidere senza condizionamenti sociali e democratici, per accaparrarsi tutte le risorse e le ricchezze prodotte dal lavoro delle persone e, nella circostanza attuale della crisi, scaricare ogni dazio da pagare sulle spalle del lavoro dipendente. A dire il vero, in Italia, addirittura si fa anche con mezzi illeciti e illegittimi, in barba alla &#8220;libera concorrenza&#8221; e al &#8220;libero mercato&#8221;.</p>
<p>Qui, in questa vicenda, vengono al pettine tutte le insufficienze del cosidetto &#8220;riformismo&#8221; che ha accolto il &#8220;patto&#8221; come modernità e non capisce che è solo un ritorno al passato nel quale, le categorie subordinate, avevano solo il minimo di reddito sussistenziale con il quale riprodurre la propria forza lavoro e tornare sul luogo di lavoro a produrre ricchezza, non per il Paese e per se, ma per il Padrone. Il pericolo reale dunque, è che sia questa la nuova frontiera di un certo mondo industriale e del governo di Berlusconi. Anche questo e&#8217; un fatto esplicitamente dichiarato.<br />
Per fortuna, il &#8220;Paese&#8221; è fatto anche di altre cose. E&#8217; fatto di lavoratori che si battono a testa alta per impedire prepotenze ed angherie di ogni genere. E&#8217; fatto di qualche sindacato che non è intenzionato a cedere su tutto il fronte dei diritti e prende posizione per difendere chi rappresenta.<br />
E&#8217; fatto anche da imprese che rispettano le regole. Regole stabilite con grandi lotte operaie e politiche che hanno reso più equi i rapporti tra capitale e lavoro. Queste regole non sono privilegi ma moderna civiltà e sacrosanti diritti di chi lavora. Ci sono imprese che, purtroppo, devono subire ogni sorta di &#8220;sfruttamento&#8221; da parte del grande capitale produttivo e finanziario.</p>
<p>La concorrenza sleale messa in campo da imprese che non rispettano le leggi e i contratti di lavoro; quelle che evadono le tasse di competenza; che non rispettano le più elementari norme di sicurezza antinfortunistica o che non rispettano i diritti sindacali. Il Paese è fatto anche da quelle aziende che ricorrono al sistema creditizio, per loro vitale, con grandi difficoltà per continuare a produrre beni e lavoro. Un sistema creditizio sempre più controllato dallo sconfinamento dai suoi compiti da parte della politica e dalla trasformazione di profitto industriale in rendita finanziaria. Molti gli imprenditori che hanno allargato il loro potere economico al settore finanziario-creditizio e speculativo che, spesso, sono la stessa cosa. (Vedi gruppo Fininvest di Berlusconi.) Per non parlare dell&#8217;assegnazione degli appalti di opere pubbliche o di servizi e con prezzi gonfiati, per ottenere i quali valgono le amicizie politiche, più dell&#8217;accreditamento. La Fiat, se applicasse interamente le norme dell&#8217;intesa separata di Pomigliano di cui si parla, sarebbe da annoverare tra quelle che usano sistemi di concorrenza sleali.</p>
<p>Non so in quanti si siano posti la domanda (io me la sono posta) del cosa sarebbe successo se, nel referendum, avessero prevalso i NO? Qui non c&#8217;entra il &#8220;senno di poi&#8221; perché è una domanda pertinente e opportuna, vista la complessità della vicenda. Ecco cosa sarebbe successo in un Paese normale e in un&#8217;azienda normale che rispetta le regole a cui è tenuta dalla Carta Costituzionale e dalle leggi vigenti in materia. Si sarebbe rimesso in discussione il contenuto del documento unilaterale della Fiat, facendo prevalere il buon senso di cancellare le vergogne dei contenuti ricattatori sui diritti operai, senza cambiare l&#8217;obiettivo produttivo dell&#8217;azienda. Cercando il consenso di tutti i sindacati. La Fiat invece, ha posto preventivamente, il dilemma ricattatorio del Si dei lavoratori al suo piano, diversamente: niente investimenti e niente lavoro. Il risultato significativo e sostanzioso dei NO, suggerisce di riaprire la trattativa e di cogliere lo spirito di quei NO, anche se hanno prevalso (non vinto) i SI.</p>
<p>Ora, l&#8217;azienda, mantenga l&#8217;impegno dell&#8217;investimento promesso senza tante reticenze. Il percorso di perfezionamento del patto, va comunque completato. Si deve trovare un&#8217;intesa tra tutti gli attori ascoltando le obiezioni che ha rivolto la Fiom allo schema di Marchionne. Costruendo una soluzione unitaria che affronti le difficoltà aziendali ma rinunciando a disegni involutivi della condizione operaia, già ora molto dura.<br />
A questo punto, solo dopo il rimescolamento delle carte e giunti ad un&#8217;intesa seria, avrebbe senso ricorrere al voto dei lavoratori.<br />
Se così non si farà e se altre aziende vorranno seguire la Fiat, allora sarà una risposta tragica agli effetti dell&#8217;economia globale. Non si può pensare di rispondere alla difficile competizione globale trasformando gli operai italiani in &#8220;Cinesi&#8221; o &#8220;Polacchi&#8221;. Ci sarebbe sempre uno più &#8220;furbo&#8221; che scoprirebbe che, nel Sahara, la mano d&#8217;opera, costa ancor di meno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Germano Zanzi<br />
</strong>germanozanzi@libero.it</p>
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		<title>Unigrà. Verificare il rispetto delle prescrizioni ambientali sulla centrale a biomasse</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 14:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente e Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[La regione Emilia-Romagna verifichi il rispetto delle prescrizioni ambientali sull&#8217;impianto per la generazione di energia elettrica alimentato a biomassa attivo nel comune ravennate di Conselice. Lo chiedono Gabriella Meo e Gian Guido Naldi (del gruppo Assembleare Sel-Verdi) in una interrogazione alla Giunta. I consiglieri ricordano che la Regione Emilia Romagna ha approvato il progetto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La regione Emilia-Romagna verifichi il rispetto delle prescrizioni ambientali sull&#8217;impianto per la generazione di energia elettrica alimentato a biomassa attivo nel comune ravennate di Conselice. Lo chiedono <strong>Gabriella Meo</strong> e <strong>Gian Guido Naldi</strong> (del gruppo Assembleare Sel-Verdi) in <a href="http://www.sder.it/wp-content/documenti/interrogazioneUnigrà_170510.doc" target="_blank">una interrogazione alla Giunta</a>. I consiglieri ricordano che la Regione Emilia Romagna ha approvato il progetto per la realizzazione dell&#8217;impianto presentato dalla Societa&#8217; Unigra&#8217; Spa, a condizione che venissero rispettate 43 prescrizioni definite nel Rapporto Ambientale, predisposto dalla Conferenza dei Servizi, con lo scopo di mitigare e compensare l&#8217;impatto ambientale causato dalla costruzione della centrale.<span id="more-1241"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia &#8221;allo stato attuale, con l&#8217;impianto gia&#8217; in fase di produzione di energia elettrica - sostengono i due esponenti di Sel-Verdi - non ci risulta che tutte le prescrizioni siano state ottemperate&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Meo e Naldi riferiscono in proposito che secondo notizie pubblicate sulla stampa locale in questi giorni &#8220;la Provincia di Ravenna il 12 febbraio scorso avrebbe diffidato l&#8217;azienda a rispettare i limiti vigenti per le emissioni in atmosfera e, in particolare, quelli previsti per le polveri sottili&#8221;. Nel frattempo - segnalano ancora i consiglieri - la ditta Unigra&#8217; ha presentato un progetto di modifica dell&#8217;impianto di Conselice nel quale avrebbe richiesto di aumentare la potenza della centrale da 49 a 58 Mw e di rivedere i limiti alle emissioni in atmosfera, per alcuni parametri, alzandoli rispetto a quanto indicato tassativamente dalle prescrizioni. Il relativo avviso di avvio della procedura di verifica (screening) e&#8217; stato pubblicato sul Bur della Regione n. 63 del 28 aprile 2010&#8243;. </p>
<p style="text-align: justify;">I consiglieri chiedono dunque se la Regione, &#8220;che in questo caso e&#8217; l&#8217;autorita&#8217; competente ai sensi della legge regionale n. 9/1999&#8221;, abbia verificato il rispetto di tutte le citate prescrizioni e con quale esito, e se prima di valutare l&#8217;eventuale modifica e potenziamento dell&#8217;impianto di Conselice non ritenga opportuno richiedere alla ditta Unigra&#8217; la completa ottemperanza di tutte le prescrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo gli esponenti di Sel-Verdi domandano se la Regione non ritenga in ogni caso opportuno chiedere che il progetto di modifica della centrale venga sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale e non soltanto ad un semplice screening, &#8220;considerato che si vanno a modificare le prescrizioni della precedente Via&#8221;. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elezioni regionali. Ecco com&#8217;è andata in Emilia-Romagna e in Provincia</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 11:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni regionali]]></category>

		<category><![CDATA[rino-gennari]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;analisi di Rino Gennari sul voto regionale in Emilia-Romagna e nella provincia di Ravenna.
&#8220;Il confronto riguardante i voti, le percentuali e l&#8217;astensione, lo faccio col 2009, perché rispetto al 2005 siamo in un&#8217;altra stagione politica. Il centro destra ha vinto le elezioni regionali, in misura, in modo e in condizioni tali da consentire a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo l&#8217;analisi di <strong>Rino Gennari</strong> sul voto regionale in Emilia-Romagna e nella provincia di Ravenna.<br />
&#8220;Il confronto riguardante i voti, le percentuali e l&#8217;astensione, lo faccio col 2009, perché rispetto al 2005 siamo in un&#8217;altra stagione politica. Il centro destra ha vinto le elezioni regionali, in misura, in modo e in condizioni tali da consentire a Berlusconi di rilanciare in grande stile l&#8217;attacco al nostro sistema democratico fondato sulla Costituzione, con l&#8217;obiettivo di instaurare un regime dispotico-plebiscitario nel quale comanda un uomo solo, in assenza dei contrappesi fondamentali caratteristici delle democrazie liberali. L&#8217;esito dei ballottaggi nelle elezioni amministrative conferma la tendenza negativa per il centrosinistra. E&#8217; però giusto segnalare che il centrodestra ha vinto, ma ha dovuto registrare nell&#8217;insieme delle 13 regioni, rispetto al 2009, una riduzione percentuale del suo vantaggio sul centrosinistra. Comunque, ha vinto in un modo che probabilmente gli creerà problemi interni.<span id="more-1219"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Questo successo del centrodestra si è verificato nonostante i gravi problemi che l&#8217;hanno investito specie nell&#8217;ultimo anno e la sua manifesta incapacità di governare l&#8217;Italia, la quale, soprattutto in questa situazione di crisi, avrebbe bisogno di una grande, incisiva, lungimirante azione di governo. C&#8217;è da chiedersi perché. Forse la ragione fondamentale consiste nel fatto che gran parte dell&#8217;elettorato non ha visto un&#8217;alternativa credibile al centrodestra, cioè una proposta per l&#8217;Italia convincente e una classe dirigente alla quale dare fiducia. Si veda il fenomeno dell&#8217;astensione. Più di un terzo degli aventi diritto non ha votato (addirittura il 6,1% in meno rispetto alle europee del 2009 nelle 13 regioni dove si è votato quest&#8217;anno), penalizzando i due schieramenti, ma un po di più il centrodestra. Quindi, il centrodestra (specie il Pdl) ha perso molti voti, ma questi non sono passati al centrosinistra, sono andati all&#8217;astensione, dove sono stati raggiunti da tanti astenuti di area centrosinistra, scontenti di questo schieramento.<br />
Visto il quadro, non vale disputare se questa o quella lista del centrosinistra ha ottenuto rispetto al 2009 un punto in più o in meno. I movimenti sono stati minimi. A parte il successo della lista Grillo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL VOTO DALLE NOSTRE PARTI<br />
<span style="text-decoration: underline;">Emilia-Romagna</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento dell&#8217;astensione è stato superiore a quello nazionale. Lo schieramento di centrosinistra perde circa il 3% (al suo interno il PD registra un piccolo incremento), il centrodestra circa il 2% e l&#8217;1% l&#8217;UDC. Il Movimento Cinque stelle (Grillo) passa da zero al 6%. Da segnalare, all&#8217;interno del centrodestra, l&#8217;incremento della Lega superiore a quello nazionale e un significativo calo del Pdl. Rispetto al 2005, Errani, con il 52%, perde il 10%. Si avvicina il pericolo della contendibilità?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Provincia di Ravenna</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aumento dell&#8217;astensione è stato inferiore rispetto a quello nazionale e regionale. La distribuzione dei voti e dei punti percentuali tra le liste e gli schieramenti, ricalca, con poco significative variazioni, quella regionale, con un leggero differenziale positivo per il PD (CS meno 2,81%). Quando si valutano i dati del PD a tutti i livelli, si deve supporre che in esso siano confluiti nel 2010 gran parte dei voti radicali, che nel 2009 si sono presentati da soli. Lo schieramento di centrosinistra, nei vari comuni registra questi risultati: Solarolo, sia pure di poco, supera la percentuale del 2009; perdono poco rispetto al 2009 Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara, Conselice, Cotignola, Lugo; nelle perdite superano la media provinciale Ravenna (meno 4,55%), Russi (meno 3,95%), Riolo (meno 3,27%). Analizzando la distribuzione comunale delle preferenze di Fiammenghi e Mazzotti e i risultati del PD nei vari comuni, sembra di notare una maggiore capacità di traino, per il PD e il centrosinistra, di Mazzotti rispetto a Fiammenghi.<br />
La Lega in provincia passa dal 9,65% al 12,21%. Supera la media provinciale, nell&#8217;ordine, a Brisighella, Faenza, Russi, Riolo, Casola, Castelbolognese e Bagnacavallo, realizzando, sempre nell&#8217;ordine, gli incrementi maggiori a Russi, Brisighella, Faenza, Casola, Castelbolognese.<br />
Il Movimento Cinque Stelle di Grillo ottiene a livello provinciale il 5,71%. Supera la media di almeno un punto a S.Agata, Massa, Faenza. A Ravenna ottiene il 6,17%.<br />
SEL passa dal 2,23% all&#8217;1,96%. Superano la media provinciale, nell&#8217;ordine, Riolo, Ravenna, Bagnacavallo, Casola, Russi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SEL in Italia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A livello nazionale SEL, come è noto, ha ottenuto il 3%, praticamente come nel 2009. Però è un risultato molto squilibrato territorialmente. Infatti, la media nazionale è superata solo dalle regioni meridionali, più il Lazio, l&#8217;Umbria e la Toscana. All&#8217;interno c&#8217;è il grande successo della Puglia, con il 9,74% a SEL e il 5,53% alla lista Vendola. Appare evidente quindi l&#8217;effetto positivo Vendola in quelle aree. Resta da vedere quale attrazione può esercitare Vendola candidato a livello nazionale. In ogni caso, il futuro di SEL sta tutto dentro a quanto avverrà, anche con il suo contributo, nella sinistra e nel centrosinistra nei termini cui farò cenno più avanti.</p>
<p><strong>BREVI VALUTAZIONI CONCLUSIVE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I dati confermano che il PD e il CS non andranno da nessuna parte senza grandi cambiamenti. Espongo parte delle mie riflessioni.<br />
Un esempio. Dobbiamo costruire un radicamento sociale che non può estendersi a tutti, ma che tuttavia deve consentirci di parlare a tutti i soggetti portatori di interessi che siano componibili nell&#8217;ambito dell&#8217;interesse generale e proporre una visione per l&#8217;Italia. Centrale deve essere il lavoro nelle sue diverse forme, soprattutto quello formalmente o di fatto dipendente. Dobbiamo assumere l&#8217;idea di un lavoro dipendente ancora unito da forti tratti comuni, nonostante i cambiamenti. Il tratto comune centrale, ovvio, è che lavorano per un datore di lavoro e da questo in cambio ricevono una paga. Il lavoro dipendente quindi continua a vivere oggettivamente un conflitto di interessi con l&#8217;altra parte. Questo conflitto, se il lavoro è abbandonato a se stesso, è destinato a vedere sempre soccombenti i lavoratori; questo è successo e sta succedendo. Per cui si è favorito il drastico ridimensionamento da parte dei singoli lavoratori e della loro massa, della consapevolezza di essere parte di un mondo immenso, avente interessi comuni. Questa situazione, nella quale è evanescente la componente identitaria data dalla condizione di lavoratore dipendente, apre spazi alle politiche che esaltano il tratto identitario della appartenenza territoriale e di razza, al populismo plebiscitario, alle scelte di voto determinate volta per volta da motivazioni devianti o &#8220;leggere e marginali&#8221;. Per questo e su questo lavora la Lega con successo, e anche il Pdl.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo perciò lavorare sul piano culturale, programmatico, politico e delle proposte concrete, affinché il lavoratore dipendente maturi una forte coscienza di se e assuma la sua condizione lavorativa come un tratto fondamentale della sua identità di cittadino, la quale a sua volta favorisce la maturazione di un altro tratto identitario: la volontà di costruire e appartenere ad una comunità territoriale e nazionale inclusiva e solidale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono anche altri campi dove siamo carenti (vedi anche alcuni obiettivi di Grillo), ma non ho spazio, per un minimo approfondimento. Solo un cenno. La questione ecologica, cioè il conflitto tra tanta parte delle attività umane e le esigenze dell&#8217;ambiente dal punto di vista dei diritti del vivente non umano, dei diritti delle generazioni che ci seguiranno e dei danni concreti che noi già oggi subiamo e dei pericoli che incombono nel tempo nostro, la dobbiamo assumere come questione centrale per la sinistra, superando ogni residuo di cultura produttivistica che ancora ci condiziona, e trarre da questa scelta tutte le conseguenze, sapendo pure che su questo piano possiamo incontrarci con molte altre culture.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">E&#8217; venuto il tempo, dopo numerose scelte fallimentari, perché tutte le forze di centro sinistra ripartano dai dati fondamentali di realtà, ripuliscano se stesse da tutti gli ideologismi vecchi e nuovi e si avvalgano del contributo di tutti. Il pensiero necessario per farlo per gran parte esiste già e non è stato prodotto da politici puri (Sen, Fitoussi, Stiglitz, Ruffolo, Delors, Rifkin, Zagrebelsky, Rodotà, in parte Latouche e tanti altri). E c&#8217;è il pensiero ecologista, pacifista, delle donne. I politici devono sollecitarne lo sviluppo, anche contribuirvi, se ne sono capaci, ma soprattutto hanno il compito di trarre da esso la sintesi politico-programmatica-strategica. I politici, nel mondo di oggi, non possono produrlo da soli, altro è il loro compito.<br />
Poi si vedrà, nel corso del processo, quali assetti politico-partitici la sinistra e il centrosinistra si dovranno dare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rino Gennari</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha vinto le &#8220;regionali&#8221;?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 15:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ravenna]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni regionali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Non ha vinto il centro-destra e non ha perso il centro-sinistra!? In verità, ha vinto la politica degli affari che arricchiscono chi lo é già (ci sarebbe da discutere sul come si sono arricchiti) e impoverisce i poveri. Questi sono i veri sconfitti. Ciò nonostante, continuano le condizioni per lasciare che governi chi li prende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Non ha vinto il centro-destra e non ha perso il centro-sinistra!? In verità, ha vinto la politica degli affari che arricchiscono chi lo é già (ci sarebbe da discutere sul come si sono arricchiti) e impoverisce i poveri. Questi sono i veri sconfitti. Ciò nonostante, continuano le condizioni per lasciare che governi chi li prende in giro e li inganna. Ecco quì si, che perde la sinistra e il centro-sinistra. Ed è questa la sconfitta più grave&#8221;.<br />
Riportiamo l&#8217;analisi di<strong> Germano Zanzi</strong>.<span id="more-1215"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Andare male in una tornata elettorale, sia pure importante, brucia certamente ma, in questo caso, dato che lo sputtannamento del centro-destra era al massimo, non è come &#8220;Perdere una battaglia ma non ancora la guerra&#8221; (per usare l&#8217;abituale eufemismo). Va male in quanto non si è capito il perché si é perso. E quando lo si capisce, non si cambia strategia di guerra (e anche qualche generale). Sì, anche qualche generale, a cominciare da quelli che riducono il tutto alla solita solfa del &#8220;la gente non ci capisce perchè è male informata dalla televisione&#8221;. E pensare che, chi lo dice, é presente nel piccolo schermo ad ogni piè sospinto.<br />
Ma veniamo al dunque.</p>
<p>Il risultato elettorale ha suscitato un grande dibattito a seguito dell&#8217;intervista della Direttrice de &#8220;L&#8217;unità&#8221; a Nadia Urbinati e mi auguro che continui non solo con &#8220;grandi firme&#8221;, ma che si incroci con le opinioni della gente comune.<br />
Si può quindi dedurre che, al momento, non ci sono alternative immediate al centro-destra. Ci sono divaricazioni di soluzioni proposte che non lasciano ben sperare.</p>
<p>Dobbiamo affrontare la grande questione della crisi di credibilità nella politica da parte di tanta gente. A tal proposito,va chiarito che, se manca credibilità e fiducia nella politica, quasi automaticamente viene a mancare anche quella sulle istituzioni in generale (Io spero che tenga quella che i cittadini hanno nelle istituzioni più vicine a loro. Cioé i Comuni che, nonostante tutte le difficoltà in cui li ha messi il governo, togliendo loro anche elementari risorse e poteri minimali, continuano ad affrontare - chi bene e chi meno - i nodi della condizione dei cittadini).<br />
Se non funziona la politica, non funzionano le istituzioni, il cui lavoro è il prodotto delle decisioni della politica. Un prodotto che mette in luce quanto, le istituzioni, non riescano più a garantire sicurezza e giustizia sociali, libertà e pari opportunità per tutti. Per esempio: (ma non è solo una impressione di molti cittadini, e&#8217; realtà verificabile) cosa fa il Parlamento per combattere la crisi economica, la disoccupazione e la miseria crescente, alle tante disfunzioni delle strutture delle quali c&#8217;è più bisogno, come sanità e scuola? La risposta a questa domanda, la danno molti cittadini (é risposta discutibile ma è una risposta). Essa si esprime nell&#8217;aumento degli astenuti al voto. Oppure, assegnando il voto a chi grida forte l&#8217;impotenza delle istituzioni. Se si continua a dire che Grillo fa &#8220;antipolitica&#8221; e urlare che ciò favorisce Berlusconi, e si continua a non capire che, le grida di Grillo, raccolgono l&#8217;eco di grande parte di gente comune - specie giovani - si finisce poi, per creare il paradosso dei paradossi. Vale a dire: si dà l&#8217;idea di temere di più l&#8217;iper critico che l&#8217;avversario da criticare. Ma intanto, così filosofando, non si combina niente.</p>
<p>I partiti dell&#8217;opposizione parlamentare attuali, non hanno ancora le idee chiare sul da farsi. La confusione più evidente la si trova nel Partito democratico ancora incerto se &#8220;far fuori&#8221; l&#8217;attuale segretario o no. Piuttosto che ritrovare una sua capacità di penetrare nelle attenzioni della gente, con un progetto e dei valori che aveva la sinistra precedentemente organizzata nei principi del socialismo europeo.</p>
<p>La sinistra, intendendo quella esterna al PD e fuori dal Parlamento, cioè: Sinistra Ecologia e Libertà, nella quale io personalmente ripongo molta fiducia e speranza, deve compiere un grande sforzo di profondo rinnovamento, a cominciare dal suo personale politico dirigente, sia nazionale che locale perchè ripropone le stesse facce che gestivano i partiti (Democratici di Sinistra; Partito della Rifondazione Comunista; Comunisti Italiani; Socialisti e Verdi). Pongo anche questa questione di rinnovo del personale politico dirigente, indipendentemente dall&#8217;ordine in cui viene posto questo dato, perchè credo che non ci sia più in loro, la capacità di cambiare ciò che va cambiato profondamente. La &#8220;vecchia guardia&#8221; cioè noi, sappiamo solo riproporre vecchi schemi di analisi e di soluzione che sono obsoleti rispetto ciò che viene dalla gente che ci dovrebbe votare. Il problema non è quindi, del &#8220;vecchio o del nuovo&#8221;, ma è quello del &#8220;giusto&#8221; o dello sbagliato. Ed il giusto non è sempre quello che pensiamo noi. La &#8220;vecchia guardia&#8221; non ha bisogno di scomparire dalla scena politica ma è giusto che si sposti &#8220;di lato&#8221; ai posti di comando e di decisione, cercando di valorizzare ciò che la gente sente di avere bisogno. A chi dice che &#8220;le esperienze e le conoscenze dei quadri sperimentati hanno un valore&#8221;, io rispondo così: Si, hanno un valore. Ma la condizione perchè sia usato bene, é quella che lo sia come integrazione e perfezionamento delle decisioni. Mai come deterrente determinate e vincolante. Come avviene purtroppo ora.</p>
<p>Il centro sinistra può vincere. Ci sono le eccezioni che danno al centro sinistra un pò di ossigeno. Vendola ha vinto in Puglia fin dalla grande sfida al centro destra delle precedenti elezioni regionali -2005- ed ha conservato la fiducia dei pugliesi in queste ultime, perché ha ben governato come ha preteso la gente di quella regione, traendo dal loro linguaggio concreto, ( il linguaggio dei bisogni quotidiani, umani e civili) le decisioni politiche e amministrative. Ma sapete perchè, Vendola, ha vinto in Puglia? Io dico la mia. Ha vinto perchè non è stato consigliato dai vari D&#8217;Alema-Bersani-Veltroni-Bertinotti-Rutelli-Marini (l&#8217;elenco sarebbe lungo): Ha raccolto le istanze dei ragazze e ragazze che vivono il dramma di un Sud del Paese, lasciato dallo Stato, in balia delle cosche e condannato al distacco economico e culturale dall&#8217;Italia e dall&#8217;Europa. Ma ha anche deciso di essere indifferente (anzi nemico) degli interessi della speculazione; del malaffare; dello sfruttamento a scopo privato di un bene pubblico come l&#8217;acqua.</p>
<p>Ecco perchè Vendola ha vinto assieme al centro sinistra. Quindi, Vendola, non è affatto un fenomeno. Ha solo deciso di ascoltare la parte più debole di quella regione. Quella parte che rappresenta poi, la maggioranza dei cittadini Italiani.<br />
Per ulteriore chiarezza, prendiamo un altro sito d&#8217;analisi. Cioé, la sconfitta del centro sinistra in Piemonte. Ma Vendola, avrebbe detto si alla TAV? (una delle cause della perdita di consenso del centro sinistra e della Bresso). Non avrebbe detto si, e non solo perchè incontrava l&#8217;ostilità di tanta gente. Le ragioni del NO alla TAV sono più profonde di quanto non si possa pensare - da lontano, quali noi siamo -. L&#8217;opera tanto osannata, non merita lo spreco di tante risorse economiche - ambientali che essa consuma in modo irreparabile. L&#8217;ammodernamento del sistema di trasporto su rotaia non si fa se prima non si rende efficiente e funzionante quello primario esistente. Tanto più che, gli oppositori a quel progetto della TAV, hanno suggerito delle varianti, con le quali si può ridurre il disagio. Ma più in generale, la soluzione del problema del trasporto su treno in Italia, non è l&#8217;alta velocità dei mezzi in senso stretto. E&#8217; invece, quello della certezza del funzionamento dell&#8217;intero sistema, secondo la sua organizzazione complessa.</p>
<p>Lo so che, da ciò che è scritto quì, non viene la soluzione dei problemi. Ma intanto cominciamo da qui. Dai dubbi e dagli interrogativi e dai problemi. Se non altro, sarà utile per mettere in gioco delle riflessioni, dei modi di essere, delle modalità di essere con la massa critica. Sopratutto. Se ciò che si critica come sbagliato e insufficiente, può essere il provino per cambiare modelli di approccio ai problemi. Non guasterebbe se, chi ha responsabilità di rappresentanza politica o sociale, invece di limitarsi solo a &#8220;portare&#8221; proposte alla gente per averne il consenso, si sforzasse per raccogliere l&#8217;opinione di chi è portatore di bisogni collettivi, partendo dalla loro reale condizione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Germano Zanzi</strong></p>
<p> </p>
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		<title>La nostra rosa di nomi per la Giunta Regionale</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 13:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L&#8217;Assemblea Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, che si è svolta ieri a Bologna, ha definito la rosa di nomi che verrà proposta a Errani, per contribuire alla scelta degli assessori della Giunta.
Sono 5 i nomi proposti. Tra questi, i due consiglieri uscenti Ugo Mazza e Massimo Mezzetti, rispettivamente di Bologna e Modena, e tre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Assemblea Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà, che si è svolta ieri a Bologna, ha definito la rosa di nomi che verrà proposta a Errani, per contribuire alla scelta degli assessori della Giunta.<br />
Sono 5 i nomi proposti. Tra questi, i due consiglieri uscenti <strong>Ugo Mazza</strong> e <strong>Massimo Mezzetti</strong>, rispettivamente di Bologna e Modena, e tre nuove proposte. Due donne, <strong>Francesca Ruocco</strong> di Bologna e <strong>Miria Venzi</strong> di Ravenna e un uomo, <strong>Franco Ferretti</strong> di Reggio Emilia.<br />
Durante l&#8217;assemblea è stato inoltre votato il documento che evidenzia le iniziative di Sinistra Ecologia e Libertà nella società e nelle istituzioni. <span id="more-1214"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sel, attraverso il documento, decide di impegnarsi &#8220;verso la domanda di partecipazione, di democrazia, di giustizia e di cambiamento che sono stati espressi in modo evidente dall&#8217;astensione e dal voto ad altre liste che hanno saputo collegarsi con una realtà in movimento, particolarmente di giovani che non credono più alle parole simboliche e che chiedono atti chiari e coerenze personali e politiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida è molto alta per il futuro della sinistra, della sua cultura, della sua capacità innovativa e del suo radicamento sociale: SEL vuole essere una piattaforma di riferimento per un processo che possa innovare e unire la sinistra per riequilibrare politicamente la coalizione del centro-sinistra regionale, per la pari dignità e per la sfida reciproca, culturale e politica, sulle scelte che caratterizzeranno l&#8217;azione di governo della regione&#8221;.</p>
<p> </p>
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		<title>A 65 anni dalla Liberazione. Democrazia, libertà, dignità: quali scelte oggi?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Riportiamo il commento di Rino Gennari, del coordinamento SEL ravennate.
&#8220;Col passare del tempo, l&#8217;appuntamento dell&#8217;anniversario della liberazione ci pone con sempre maggior forza grandi interrogativi e importanti motivi di riflessione.
Certo, è un&#8217;occasione per festeggiare la fine vittoriosa della guerra, la liberazione dall&#8217;occupante nazista e dal regime fascista, la riconquista della libertà e l&#8217;inizio di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riportiamo il commento di <strong>Rino Gennari</strong>, del <em>coordinamento SEL ravennate</em>.<br />
&#8220;Col passare del tempo, l&#8217;appuntamento dell&#8217;anniversario della liberazione ci pone con sempre maggior forza grandi interrogativi e importanti motivi di riflessione.<br />
Certo, è un&#8217;occasione per festeggiare la fine vittoriosa della guerra, la liberazione dall&#8217;occupante nazista e dal regime fascista, la riconquista della libertà e l&#8217;inizio di una grande stagione di ricostruzione e costruzione materiale, civile, istituzionale e morale dell&#8217;Italia. E anche per ricordare il grande contributo della gente dell&#8217;Emilia-romagna in termini di lotta, di sangue e di molteplici sofferenze per ottenere quelle conquiste.</p>
<p><span id="more-1207"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla svolta epocale del 1945, caratterizzata a livello mondiale dalla sconfitta del nazifascismo e dalla fine della seconda guerra mondiale (ma, purtroppo, non di tutte le guerre), in Italia, pure in presenza della spaccatura politica e ideologica dello schieramento antifascista, l&#8217;antifascismo di tutte le colorazioni politiche è riuscito a dotare il Paese di una Costituzione tra le più avanzate del mondo. Negli anni e decenni successivi, attraverso confronti e lotte a volte durissime nel corso delle quali non sono mancate vittime tra i lavoratori e i combattenti per la pace e la democrazia, sono state conquistate riforme fondamentali che hanno interessato il mondo del lavoro, la condizione della donna, i rapporti civili e le Istituzioni. L&#8217;Italia nel frattempo si è trasformata da paese prevalentemente agricolo a paese industriale, inserendosi nel gruppo delle nazioni più sviluppate.</p>
<p>Sappiamo però che gradualmente è venuto avanti, anche tra tensioni che hanno avuto a volte effetti tragici, un processo di corruzione a livello politico, istituzionale, delle attività imprenditoriali e di sviluppo abnorme della criminalità organizzata.<br />
Gli emiliano-romagnoli di oggi, nella loro stragrande maggioranza sono nati dopo il 1945, parte consistente di essi sono immigrati da altre parti d&#8217;Italia e da altre nazioni. I primi non hanno vissuto direttamente l&#8217;esperienza del fascismo, della guerra e l&#8217;epopea della liberazione e della ricostruzione. Forse, a causa dei limiti nostri nella trasmissione della memoria, hanno presente il carattere di violenza fisica del regime fascista, ma molto meno il suo carattere illiberale, populista, la concentrazione di tutto il potere in un uomo solo e gli effetti nefasti che tutto questo a suo tempo ha provocato sulla condizione anche economica dei cittadini in generale e dei lavoratori in particolare; per non parlare della bellicosità di quel regime, che portò l&#8217;Italia nella tragica avventura della guerra.</p>
<p>Ed è qui che nascono i motivi di riflessione, anche a causa della situazione attuale della nostra democrazia.<br />
In questa democrazia, per esempio, accade che i giovani non trovano lavoro e, quando lo trovano, è precario, mal pagato e svolto in condizione di totale sottomissione, la quale offende la dignità del lavoratore e della persona. Tutti i lavoratori ormai nel posto di lavoro sono sottomessi ben oltre l&#8217;obbligo dell&#8217;osservanza delle legittime direttive per l&#8217;esecuzione delle mansioni previste: sono intimoriti, spesso isolati l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, sottoposti a ritmi stressanti e a condizioni di insicurezza per la loro incolumità fisica, vivono una condizione di solitudine quando la loro azienda licenzia. Capita a volte che le giovani donne debbano firmare una lettera di dimissioni senza data, che il datore di lavoro metterà quando vorrà, a suo insindacabile giudizio. I cinquantenni licenziati non trovano lavoro. I diritti allo studio, alla casa, all&#8217;assistenza sanitaria sono spesso negati. Il potere d&#8217;acquisto dei lavoratori e dei pensionati è in calo da quindici anni.<br />
Una democrazia combattuta con grande determinazione dai suoi nemici e che consente situazioni come quelle sopra descritte a danno di coloro che la dovrebbero amare, non può avere futuro, se niente cambia.</p>
<p>L&#8217;attacco in corso alla democrazia è massiccio, insidioso, preoccupante. Per meglio comprendere, riassumo le domande consapevolmente retoriche di Zagrebelsky. &#8220;Cosa vale il diritto di voto senza il diritto di conoscere senza inganni la realtà delle questioni sulle quali si vota, senza il diritto di sapere chi sono coloro per i quali si vota e quali sono gli interessi effettivi che li muovono nella sfera politica, dietro quelli sbandierati pubblicamente? Che cosa vale il diritto di partecipare alla vita pubblica se non è garantito il diritto a condizioni di giustizia che consentano a tutti di disporre di tempo ed energie per dedicarsi, oltre che alle loro esigenze primarie di esistenza, alle questioni comuni? Che cosa vale la democrazia se i cittadini non sono nelle condizioni d&#8217;istruzione e di cultura per comprendere la natura dei problemi su cui si esprimono e i contenuti delle proposte sottoposte al loro giudizio? Che cosa è la democrazia senza controlli, senza indipendenza della magistratura e senza libertà dei mezzi di comunicazione di massa, di critica, di satira politica?&#8221;</p>
<p>Dalle risposte a queste domande confrontate con la nostra realtà e dalla presa d&#8217;atto dei fatti riportati che in questo scritto le precedono, emerge un quadro preoccupante della condizione della nostra democrazia.<br />
I nemici della democrazia però preparano sviluppi ancora peggiori.</p>
<p>La legge sull&#8217;arbitrato di fatto obbligatorio nelle vertenze del lavoro, se non sarà dichiarata incostituzionale o cancellata da un referendum, renderà vana la nostra legislazione del lavoro, annullando così i diritti dei lavoratori singoli e associati, e se si considera che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, tale legge distruggerà uno dei pilastri fondamentali della nostra democrazia, facendole così perdere gran parte della sua forza.<br />
Inoltre, si annuncia una serie di riforme (controriforme), che annulleranno l&#8217;equilibrio dei poteri che costituisce il perno della democrazia liberale, concentrando il potere nelle mani di un uomo solo. Sarà la morte della nostra democrazia e l&#8217;instaurazione di una forma di dispotismo che, come avvertiva Tocqueville, può &#8220;combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e &#8230; &#8230; non è impossibile che essa si stabilisca anche all&#8217;ombra della sovranità del popolo.&#8221;<br />
Questo attacco è portato avanti con tutti i mezzi disponibili. L&#8217;obiettivo è il dispotismo ma, parafrasando Tocqueville e poi citandolo nuovamente, mentre il fascismo, per arrivare all&#8217;anima, colpiva grossolanamente il corpo e l&#8217;anima, sfuggendo a quei colpi, si elevava gloriosa sopra di esso, oggi, chi vuole istaurare un regime dispotico-populista non si cura del corpo e va diritto all&#8217;anima e, anche con l&#8217;utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, la raggiunge e l&#8217;asservisce; si troverà così a governare &#8220;una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari&#8221;.</p>
<p>Dobbiamo essere molto avvertiti.<br />
Il Grande Inquisitore di cui ci parla Dostoevskij, dice al Cristo tornato sulla terra: &#8220;&#8230; non c&#8217;è per l&#8217;uomo preoccupazione più tormentosa che quella di trovare qualcuno al quale restituire quel dono della libertà che il disgraziato ha avuto al momento di nascere &#8230; &#8230; dagli il pane e l&#8217;uomo si inchinerà, poiché non c&#8217;è nulla più indiscutibile del pane &#8230;&#8221;. Attenzione, la libertà e la democrazia hanno bisogno di essere costantemente ricercate, sostenute, adeguate alle nuove situazioni. Devono dare risposte al bisogno di &#8220;pane&#8221; e all&#8217;aspirazione alla libertà e a partecipare alla determinazione delle scelte pubbliche. Ma quest&#8217;ultima deve essere istillata e nutrita da una maturazione culturale e politica e dalla persuasione che alla lunga non c&#8217;è &#8220;pane&#8221; senza libertà e democrazia e viceversa.<br />
E&#8217; indispensabile anche riuscire a vedere che esiste una classe dirigente politica affidabile, onesta, capace e in possesso almeno potenzialmente della forza per andare alla conquista di un mondo nuovo.</p>
<p>Dobbiamo sapere che l&#8217;animo umano non è cambiato.<br />
E&#8217; la cultura e l&#8217;appartenenza ad una comunità solidale tesa al bene comune che rende l&#8217;uomo consapevole dei suoi diritti, dei suoi doveri, della sua responsabilità, che fa di esso un cittadino e che fa maturare in esso le più alte aspirazioni e le più belle speranze.<br />
Cerchiamo di capire quali scelte noi oggi dobbiamo compiere, così come le hanno compiute coloro che hanno combattuto contro il nazifascismo e per la democrazia, la libertà, la dignità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rino Gennari</strong></p>
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		<title>Gli ammortizzatori sociali nella provincia di Ravenna</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 16:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo il commento di Rino Gennari, del coordinamento SEL ravennate.
&#8220;Il quadro generale della situazione del mondo occidentale ci conferma che c&#8217;è una sfasatura tra l&#8217;andamento produttivo e quello occupazionale, nel senso che ad una sia pur lieve ed incerta ripresa produttiva, corrisponde un calo o, nel migliore dei casi, una stagnazione dell&#8217;occupazione. Questo fenomeno è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Riportiamo il commento di <strong>Rino Gennari</strong>, del <em>coordinamento SEL ravennate</em>.<br />
&#8220;Il quadro generale della situazione del mondo occidentale ci conferma che c&#8217;è una sfasatura tra l&#8217;andamento produttivo e quello occupazionale, nel senso che ad una sia pur lieve ed incerta ripresa produttiva, corrisponde un calo o, nel migliore dei casi, una stagnazione dell&#8217;occupazione. Questo fenomeno è dovuto soprattutto ad un incremento della produttività del lavoro, ottenuto in parte con scelte aziendali virtuose e per il resto con misure che peggiorano le condizioni di lavoro. In Italia, si aggiunge il pericolo di un progressivo esaurirsi degli effetti degli ammortizzatori sociali.<span id="more-1193"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La situazione, con un occhio particolare rivolto all&#8217;Italia, è stata ben descritta da Prodi: &#8220;Dalla crisi non siamo affatto usciti, anzi ci vorranno ancora molti anni prima di superarla del tutto&#8221;. Un altro elemento del quadro nazionale è stato reso noto dal consuntivo 2009 di Federmeccanica (Confindustria) sull&#8217;attività del settore, il quale, come sappiamo, è molto importante per l&#8217;area lughese. Secondo il consuntivo, la produzione metalmeccanica in Italia è diminuita, nel 2009, del 27%, e la Cassa Integrazione ha toccato il picco di più 480%. Le previsioni non sono buone. Il 30% delle imprese intervistate stimano un ulteriore calo dell&#8217;occupazione e solo il 4% ipotizza un aumento di organico. Non tutte le imprese ce la faranno.</p>
<p>Questa situazione impone di dotarsi di una adeguata politica industriale, oggi inesistente.<br />
Il Governo dovrebbe decidere come impiegare le risorse di cui dispone, quali sono le produzioni che non possono essere perse e quali vanno incrementate e promosse. Prodi ha precisato che &#8220;oggi dobbiamo puntare su scienze della vita, energia, ambiente. In questi campi possiamo fare moltissimo. Ci vuole una politica industriale che scomponga i sottosettori, crei rapporti diversi con le Università. E ci vuole una grande logistica: oggi il sistema industriale funziona solo con una subfornitura aperta a tutto il mondo.&#8221; Su questa linea si colloca la scelta della Regione Emilia-Romagna di dare vita a dieci tecnopoli, alcuni dei quali nella nostra provincia.</p>
<p>Ora vediamo la situazione dell&#8217;utilizzo degli ammortizzatori sociali nel nostro territorio. Dati e valutazioni provengono da una nota dell&#8217;Ufficio Studi e Ricerche della CGIL di Ravenna, che ringraziamo nella persona del suo dirigente Massimo Martoni.<br />
Nella provincia, i lavoratori coinvolti nell&#8217;uso di tutti i tipi di ammortizzatori sociali sono passati dai 2084 dell&#8217;ultimo quadrimestre del 2008 ai 10.356 del corrispondente quadrimestre 2009, con un aumento di quasi il 400% . Nello stesso periodo, il numero di ore autorizzate è passato da 75.678 a 491.381 (+ 549%). Il settore più colpito è quello metalmeccanico, salvo la metalmeccanica ravennate, più legata alla siderurgia e all&#8217;impiantistica dedicata all&#8217;estrazione degli idrocarburi, comparti che finora sono riusciti ad evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Questa situazione del settore metalmeccanico ha inciso negativamente di più nell&#8217;area lughese e in quella faentina, a cui si sono aggiunte, per il lughese, la sofferenza del comparto della gomma e plastica e di quello tessile e calzaturiero, mentre per il faentino, si segnala la crisi delle imprese legate al mondo dell&#8217;auto, le gravi difficoltà della produzione ceramica dedicata all&#8217;edilizia e la vicenda dell&#8217;Omsa. Per cui, complessivamente queste due aree, nell&#8217;ambito provinciale, sono le più colpite. Nell&#8217;area ravennate si segnalano le difficoltà del porto. La macro struttura portuale occupa direttamente o indirettamente oltre 6000 persone. Il bilancio del 2009 registra una brusca frenata degli scambi commerciali nel porto. Le tonnellate movimentate saranno inferiori del 30% rispetto al 2008. Se il ridimensionamento si dovesse consolidare, le conseguenze sarebbero pesanti non solo per Ravenna, ma anche per la provincia e la regione. Sarebbe anche il risultato e la conferma della prosecuzione della crisi complessiva.<br />
Vediamo più da vicino i dati dell&#8217;area lughese.<br />
I lavoratori coinvolti nell&#8217;uso di tutti gli ammortizzatori sociali sono passati dai 1.022 dell&#8217;ultimo quadrimestre del 2008 ai 4.490 del corrispondente quadrimestre del 2009, con un incremento del 339%. Nello stesso periodo il numero di ore autorizzate è passato da 50.574 a 245.392 (+ 385%). E&#8217; un incremento inferiore a quello provinciale, ma si deve considerare che i dati di riferimento del 2008 erano già molto più alti proporzionalmente di quelli provinciali, e che nel lughese i lavoratori coinvolti nell&#8217;utilizzo di tutti gli ammortizzatori sociali, nell&#8217;ultimo quadrimestre considerato, erano il 43% sul totale provinciale.</p>
<p>Per quanto riguarda le prospettive, è difficile fare previsioni. Il calo del Prodotto Interno Lordo della nostra provincia nel 2009 si attesta sul 4-4,5%, un pò inferiore di quello nazionale ma, come per il livello nazionale, si prevede che per recuperare la situazione pre crisi occorrerà oltre un decennio. Si può dire che più o meno gli sviluppi nel nostro territorio si collocheranno all&#8217;interno della fascia previsionale nazionale, con la possibilità di sforare in positivo se saremo bravi. A proposito di ammortizzatori sociali, le prospettive sono queste: il Governo ha deciso il loro rifinanziamento in misura appena sufficiente se nel 2010 ci sarà una certa ripresa. Diversamente non è escluso che i fondi dedicati si esauriscano già a metà anno.</p>
<p>C&#8217;è un presente e un futuro di difficoltà per molte famiglie della nostra provincia. I soggetti pubblici e privati devono fare tutto il possibile per attutire l&#8217;impatto della crisi.<br />
Intanto, ci dobbiamo convincere che la via d&#8217;uscita per il rilancio dell&#8217;economia e dell&#8217;occupazione è quella del cambiamento, dell&#8217;innovazione, della riconversione di parte dell&#8217;attività produttiva di beni e servizi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rino Gennari</strong></p>
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		<title>Ravenna. Benessere economico e disagio sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 14:28:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Recentemente sono stati pubblicati due rapporti sulla qualità della vita in Italia: uno da parte de &#8220;Il sole-24 ore&#8221; e l&#8217;altro da &#8220;Italia Oggi&#8221;. Ambedue presentano la classifica delle singole province per ogni area tematica presa in considerazione e una classifica riassuntiva, sempre articolata per provincia. Si veda qui l&#8217;elenco delle aree e dei parametri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Recentemente sono stati pubblicati due rapporti sulla qualità della vita in Italia: uno da parte de &#8220;Il sole-24 ore&#8221; e l&#8217;altro da &#8220;Italia Oggi&#8221;. Ambedue presentano la classifica delle singole province per ogni area tematica presa in considerazione e una classifica riassuntiva, sempre articolata per provincia. Si veda <a href="http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2009/qvita_2009_settori_classifica_finale.shtml" target="_blank">qui l&#8217;elenco delle aree e dei parametri de &#8220;Il Sole-24 0re&#8221;. </a>Ogni posizione provinciale è confrontata con quella dell&#8217;anno precedente.<br />
<strong>Rino Gennari</strong>, del <em>coordinamento Sd ravennate</em>, nel commento che riportiamo, prende in esame il rapporto de &#8220;Il Sole-24 ore&#8221;, elaborato dal suo Centro studi Sintesi, &#8220;perché - spiega - nell&#8217;altro rapporto, la posizione in classifica di molte province risulta soggetta ad arretramenti o avanzamenti molto accentuati rispetto all&#8217;anno precedente e questo fatto, a mio giudizio, è di difficile comprensione. Alcuni esempi. Secondo il lavoro di Italia Oggi, in un solo anno Ravenna passa dal quinto al venticinquesimo posto, Forlì dal diciannovesimo al trentanovesimo&#8221;.<span id="more-1151"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Concentro l&#8217;attenzione sulla situazione della nostra provincia. Nella classifica generale, rispetto l&#8217;anno precedente, Ravenna passa dall&#8217;11° al 12° posto, ma la distanza in percentuale dalla prima in classifica diminuisce, passando da meno 9,7% a meno 8,11%. Inoltre, aumenta il proprio punteggio rispetto alla media nazionale di circa il 2,6%. Si registra quindi un leggero miglioramento relativo.</p>
<p>Pertanto, la nostra provincia resta nelle posizioni alte della classifica, confermandosi come una delle province dove si vive meglio. Sono stati comunque fuori luogo e incauti gli entusiasmi di alcuni esponenti politici e istituzionali della parte politica alla quale appartengo (il centrosinistra), pubblicate su giornali locali nel mese di settembre 2009, basate su dati resi noti da &#8220;Il Sole-24 ore&#8221; del 21 settembre, elaborati dal suo Centro studi Sintesi, i quali collocavano la nostra provincia nella seconda posizione, dopo Forlì-Cesena. Per dare una parvenza di serietà alla documentazione presentata, sono stati tirati in ballo i criteri proposti dalla Commissione francese guidata da Stiglitz, voluta da Sarkozy, senza tenere conto che lo stesso giornale, nel presentare l&#8217;elaborazione, l&#8217;ha descritta come &#8220;Una sorta di gioco senza pretesa di rigore scientifico.&#8221; E sbagliano di nuovo i &#8220;nostri&#8221;, quando attribuiscono, con recenti dichiarazioni, ad una fantomatica Commissione europea, quel lavoro pubblicato in settembre che, come abbiamo visto, è di altri, e anche quando continuano a considerare affidabile quella classifica. Stupisce che anche la Camera di Commercio di Ravenna, in una sua rivista di dicembre, si sia fatta incantare da un lavoro frutto di &#8220;un gioco senza pretesa di rigore scientifico&#8221;. Poi si sono aggiunti in queste settimane alcuni organi di stampa locali, i quali hanno rilanciato quella classifica del settembre scorso, servendo ai loro lettori una minestra riscaldata, la quale non era buona neanche appena cotta.</p>
<p>Ora il rapporto annuale del quale oggi scrivo, che è stato redatto con rigore scientifico, ha rimesso le cose a posto. Preciso che il lavoro presentato da &#8220;Il Sole-24 ore&#8221;, che è per ora l&#8217;ultimo di una serie di Rapporti elaborati dal suo Centro studi Sintesi sulla qualità della vita che ha preso l&#8217;avvio dal 1990, può essere criticabile in alcuni suoi punti ma, secondo il mio parere, è il migliore prodotto in Italia.</p>
<p>A questo punto, dopo avere visto la posizione della nostra provincia considerata in termini complessivi, è opportuno individuare <strong>alcuni dei suoi punti deboli evidenziati dalle classifiche relative ai singoli parametri</strong>.</p>
<p>Per i <span style="text-decoration: underline;">costi delle abitazioni</span>, Ravenna continua a navigare nell&#8217;area più negativa della classifica, al sessantaquattresimo posto su centosette province, con un lieve peggioramento rispetto l&#8217;anno precedente.<br />
Nella graduatoria relativa alle presenza di <span style="text-decoration: underline;">infrastrutture</span>, manteniamo il ventiquattresimo posto. Quindi restiamo nella parte alta della classifica. Però si deve considerare che l&#8217;indice di questo parametro risulta dalla valutazione, da una parte, di alcune eccellenze, e dall&#8217;altra, di limiti gravi, per cui si devono purtroppo registrare nella realtà la permanenza di strozzature, peraltro note da tempo e per il cui superamento si sta lavorando.<br />
Il <span style="text-decoration: underline;">rapporto tra le imprese che aprono e quelle che chiudono</span>, è peggiorato rispetto all&#8217;anno precedente, nel quale si è registrato un sostanziale equilibrio, in linea con la media nazionale. Invece nel presente rapporto, risulta più alto il numero delle chiusure rispetto alle aperture, e il dato è peggiore rispetto alla media nazionale.<br />
Il numero di <span style="text-decoration: underline;">laureati</span> su mille giovani, si mantiene costante nel tempo, mentre dovrebbe crescere, essendo basso. Inoltre, visto che il molte altre province c&#8217;è una crescita, Ravenna negli ultimi anni è scivolata nella parte bassa della classifica.</p>
<p>Il parametro della<span style="text-decoration: underline;"> sicurezza nelle strade</span> nell&#8217;ultimo rapporto non c&#8217;è e non si capisce perché, essendo importante. Nei rapporti precedenti nei quali questo parametro è stato utilizzato, risulta che la situazione nel ravennate è molto grave. Ravenna, nel 2007, è al novantacinquesimo posto, con 585 incidenti ogni centomila abitanti. Il dato nazionale in quell&#8217;anno è di 362.<br />
I <span style="text-decoration: underline;">decessi per tumore</span> nel ravennate raggiungono cifre molto alte. Nel 2006, circa un terzo del totale. Siamo al novantaquattresimo posto. Per un giudizio più corretto su questa situazione, sarebbe necessario, almeno, confrontarlo col dato della durata media della vita.</p>
<p>Infine, siamo al novantaseiesimo posto nella classifica del <span style="text-decoration: underline;">rapporto giovani-anziani</span> (persone dai 15 ai 29 anni rispetto a quelle con più di sessantacinque anni): abbiamo circa 54 giovani ogni 100 anziani. Questo dato però, può essere collocato tra quelli negativi con qualche difficoltà. Anche in questo caso bisognerebbe valutare i rapidi progressi nella durata media della vita. Comunque, è noto che la natalità per molti anni è stata troppo bassa. Però Ravenna, nel 2008, ha un indice di natalità che la colloca al secondo posto, dopo Olbia-Tempio.</p>
<p>Resta da dire che dal Rapporto che riguarderà il 2009, per le parti sulle quali inciderà di più la grave crisi finanziaria ed economica in atto, probabilmente ci si possono attendere spostamenti più significativi nella collocazione in classifica generale di numerose province.<br />
E&#8217; ovvio che questo tipo di indagini e relativi rapporti, particolarmente in una situazione di grave crisi e di profondi sconvolgimenti oggi in atto, non eliminano la necessità di un monitoraggio praticamente quotidiano della situazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rino Gennari</strong></p>
<p> </p>
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		<title>Regionali. Pd, che brutto spettacolo!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 16:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Con chi e sulla base di quali valori comuni il Pd sta lavorando in vista delle prossime elezioni regionali? Con l&#8217;Udc? O con la Sinistra? E l&#8217;Idv? Pubblichiamo una riflessione di Germano Zanzi, del Coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Ravenna, sulle prossime elezioni regionali e sulla difficoltà del Partito Democratico ad impostare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con chi e sulla base di quali valori comuni il Pd sta lavorando in vista delle prossime elezioni regionali? Con l&#8217;Udc? O con la Sinistra? E l&#8217;Idv? Pubblichiamo una riflessione di <strong>Germano Zanzi</strong>, <em>del Coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Ravenna,</em> sulle prossime elezioni regionali e sulla difficoltà del Partito Democratico ad impostare una campagna elettorale basata su programmi costruiti con gli alleati più &#8220;naturali&#8221;, con cui proporre i candidati al governo regionale. <span id="more-1138"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima ancora di scrivere di elezioni-programmi-candidati, bisognerebbe mettere in guardia del pericolo (reale) più incombente. Queste elezioni possono essere la sanzione definitiva per un lungo periodo, della vittoria del centro-destra Berlusconista a tutto campo. Dopo di che, parlare di &#8220;alternativa&#8221; a Berlusconi per evitare un tale disastro, potrebbe essere più difficile che pescare la &#8220;luna dal pozzo&#8221;.<br />
Il Partito Democratico di Bersani che doveva ricomporre il blocco sociale e popolare del Centro-sinistra - si diceva - rinnovato, sembra proprio finito. Se così e&#8217;, come temo con grande preoccupazione e non solo mia, finisce anche la speranza della nascita di un&#8217;opposizione dura alle politiche che uccidono, per ora gradualmente, democrazia e istituzioni e sopratutto, finisce la speranza dell&#8217;alternativa visibile e chiara di governo. Di un governo che fa le cose che servono ai cittadini che si guadagnano da vivere onestamente con il proprio lavoro. Dipendente o autonomo che sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Parlare di elezioni regionali imminenti in un clima di normalità, sembra proprio molto difficile. Perchè tutto questo?<br />
Il Partito Democratico fa fatica a trovare la strada giusta per impostare una campagna elettorale basata sui programmi, costruiti con gli alleati più &#8220;naturali&#8221;, con cui proporre i candidati al governo regionale. Per essere gentili e comprensibili di fronte alle difficoltà di una partito popolare che sembra in balia di molte ipotesi sulle alleanze, senza che ne esista una sua autonoma, si deve purtroppo prendere atto che più degli indirizzi che devono doverosamente venire dal segretario del partito, sia invece in auge una sorta di &#8220;dettatura invisibile&#8221; del suo sponsor congressuale (D&#8217;Alema) e delle condizioni che vengono poste da Casini, che prescindono dai contenuti programmatici purchè sia cacciata la &#8220;sinistra&#8221; (ora si chiama -secondo Casini- no global). Voglio provare a spiegare un punto che sta negli interrogativi di molte persone che vogliono che il Centro-sinistra torni a vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mai, il PD in Puglia - senza plausibili motivi politici (almeno non sono dichiarati) - intende sacrificare una persona che ha lavorato bene, interpretando i bisogni dei cittadini e mettendo in difficoltà le forze dell&#8217;illegalità che hanno avuto atteggiamenti compromettenti nelle precedenti esperienze di direzione della cosa pubblica? Non sarà che, scegliendo il veto di Casini su Vendola, si sceglie di troncare il lavoro di rinnovamento e risanamento, al quale ha lavorato anche il PD? C&#8217;è forse qualche &#8220;altarino&#8221; o scheletro nell&#8217;armadio del PD? Io non voglio credere a questa ipotesi perché creerebbe problemi a chiunque non voglia fare alleanza con chi ha qualche pecca. Saranno solo pensieri idioti e inconsistenti? Ma si provi a spiegare ai cittadini della Puglia che hanno sperato nella continuità del lavoro svolto dalla Giunta Vendola, il perchè - il PD dell&#8217;Emilia-Romagna - ripropone Errani, pur essendo al terzo mandato, se non per la positività del lavoro che ha svolto e che va continuato. Ma perché questo concetto vale per Errani e non, invece, per Vendola?<br />
Aver governato bene non è un deterrente fondamentale per vincere le elezioni? Allora come la mettiamo con la barricata contro Vendola in Puglia? Scegliere di rincorrere Casini per fare numero senza fare i conti con la reazione del popolo pugliese, non dà alcuna garanzia di vincere. Anzi&#8230;&#8230;non vorrei che, di fronte alle piroette del PD in Puglia, aumentasse la reazione astensionista.</p>
<p style="text-align: justify;">Si apre una nuova fase scellerata di attacco alla sinistra che non si ritrova nel PD? Temo che sia proprio così! Bersani aveva esordito la presentazione della sua candidatura a segretario del PD con un frase che era piaciuta a molti, me compreso. Grosso modo recitava così: &#8220;Voglio un partito nel quale non ci si vergogni di pronunciare la parola Sinistra&#8221;. La parola sinistra si può pronunciare in molti modi. Anche l&#8217;atteggiamento che sembra prevalere in una parte del PD, parla di sinistra. Ne parla per cancellarla dalla scena politica del futuro. Vendola ha dimostrato che la sinistra sa governare. Ostacolare il riproporsi di un candidato della sinistra, per di più vincente, diventa arduo poter dimostrare che è utile toglierla di mezzo.<br />
Ambiguità, incertezze e giochi di potere, (lo dico con forte disappunto oltre che dispiacere) consegnano un risultato elettorale certamente vantaggioso al centro-destra. Al limite, consegnano un bel po&#8217; di voti a Casini che appare come chi si identifica nell&#8217;ago della bilancia politica in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma al PD cosa ne va? Cari amici del PD, vi siete mai chiesti cosa ne pensa l&#8217;UDC di Casini:<br />
a-sul finanziamento alla scuola privata, quella cattolica in particolare, che toglierebbe - come già avvenuto - risorse a quella pubblica;<br />
b-sull&#8217;aborto e sulla procreazione assistita. Non é una novità su tutte le questioni cosidette sensibili che riguardano la laicità dello Stato, l&#8217;UDC, ha sempre avuto una posizione simile a quella del centro-destra e quindi, non autonoma dalla chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Interroghiamoci. Se le alleanze vengono prima dei problemi da affrontare, significa che il PD accetta di sottoporsi a tutta una serie di condizionamenti non sempre accettabili del suo elettorato. Questo ragionamento, spero, razionale, è il nodo primario da sciogliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò non significa che non possa essere fatta un&#8217;alleanza di centro-sinistra allargata all&#8217;UDC, a secondo delle realtà territoriali, escludendo però a priori ogni gioco di potere. Nel caso si prospettasse la necessità di allargare il centro-sinistra, dovrebbe essere il centro-sinistra stesso a porre le condizioni. Ad esempio dovrebbero essere poste, in particolare, queste condizioni:<br />
1) fuori dalle liste soggetti inquisiti o condannati, così come quelli incompatibili con cariche pubbliche;<br />
2)impegno totale al rispetto della laicità, legalità e della Costituzione;<br />
3)impegno a rispettare il risultato del referendum popolare sul divieto alle centrali energetiche nucleari;<br />
4)rifiuto di ogni tendenza alla privatizzazione di beni pubblici come acqua-suolo e servizi sociali ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora voglio rivolgermi agli iscritti del PD, in particolare a coloro che, prima della nascita del PD medesimo, erano militanti della sinistra e che pertanto avevano fatto una scelta di campo inequivocabile: stare dalla parte della giustizia sociale, della democrazia e della Costituzione Repubblicana. Credo che essi vivano una grande difficoltà. Una di quelle che fanno venire il mal di stomaco. Mi chiedo e chiedo: dove sono finiti i punti distintivi della battaglia congressuale interna dei candidati a segretario? Io che non sono del PD, anche in coerenza con quanto sto scrivendo e ho scritto più volte, vedo in questo partito una forza politica democratica importante per battere il centro-destra e per governare l&#8217;Italia. Il punto che ci deve vedere uniti, in questa fase, e&#8217; quello di evitare ogni tipo di competizione tesa a togliere un po di voti al partito o movimento politico alleato che sia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sperare di aumentare i propri voti con la cancellazione di una identità politica, che ha avuto un grande ruolo nel Paese, come la sinistra, è un grande errore storico che la democrazia Italiana pagherebbe a caro prezzo. Questo vale anche per Di Pietro, che non è un avversario politico, ma un interlocutore autonomo, il quale non ha sempre ragione, ma che pure rappresenta una parte importante di cittadini, molti dei quali, provenienti dalla sinistra.<br />
Se l&#8217;approccio alla campagna elettorale delle regionali avverrà su questi canoni e presupposti è possibile dare una prospettiva al nostro popolo. Diversamente, ci credo poco&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Germano Zanzi<br />
</strong><em>(Del Coordinamento Provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà di Ravenna)</em></p>
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		<title>SEL Ravenna. Approvato il documento programmatico sulle politiche locali</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 12:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il documento programmatico sulle politiche locali sottoposto alla discussione e approvato dall&#8217;assemblea di Sinistra Ecologia e Libertà di Ravenna il 15 dicembre 2009. &#8220;E&#8217; un documento che potrà essere arricchito - sottolineano i redattori del testo - e precisato sulla base delle esperienze e delle iniziative che sapremo mettere in campo e sviluppare nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo il documento programmatico sulle politiche locali sottoposto alla discussione e approvato dall&#8217;assemblea di Sinistra Ecologia e Libertà di Ravenna il 15 dicembre 2009. &#8220;E&#8217; un documento che potrà essere arricchito - sottolineano i redattori del testo - e precisato sulla base delle esperienze e delle iniziative che sapremo mettere in campo e sviluppare nei prossimi mesi. Questo compito spetta in prima istanza al Coordinamento Provinciale ed eventualmente all&#8217;Assemblea Provinciale&#8221;.<span id="more-1126"></span></p>
<p><a href="http://www.sder.it/wp-content/documenti/15-12_Documento_Politiche_Locali.pdf" target="_blank">Scarica il Documento</a>.</p>
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