Riportiamo una sintesi dell’analisi di Tiziano Draghetti pubblicata sulla rivista Critica Marxista.
“Il cambiamento climatico (CC) e più in generale la tutela dell’ambiente sono stati oggetto d’intervento nei piani di sostegno all’economia. La dimensione totale dell’impegno di più di 30 paesi è di 3090 miliardi di dollari, di cui 478 per finalità ambientali. Brilla l’assenza dell’Italia, sia per la modestia dello sforzo di sostegno sia per la parte riservata all’ambiente. Il Direttore generale all’ambiente della Commissione Europea (CE) Falkenberg ha dichiarato che i governi europei sono stati invitati a concentrarsi su iniziative verdi nei loro pacchetti di stimolo ma Bruxelles non è “totalmente soddisfatta della risposta da parte di alcuni Stati membri” e ha aggiunto che l’Italia spende solo l’1,3% del suo pacchetto di stimolo sui progetti verdi, rispetto al 21% in Francia.
Non a caso il pacchetto americano di sostegno prevede finanziamenti anche per l’acqua, che già è e sarà in futuro uno dei settori più colpiti dal CC. In Italia il settore si trova in particolari difficoltà. “gli investimenti nel settore sono caduti di oltre il 70 per cento nel corso del decennio terminante al 2000, flettendo da circa 2,0 a circa 0,6 miliardi di euro annui. La caduta degli investimenti ha concorso ad accrescere l’obsolescenza delle infrastrutture, ad aumentare le perdite di rete e a peggiorare i livelli di servizio, tra cui la continuità di fornitura percepita dall’utenza finale. Un’indagine campionaria condotta annualmente dall’Istat testimonia d’irregolarità di erogazione dell’acqua potabile percepite da circa il 15 per cento delle famiglie nel 2004, con un picco nel Mezzogiorno, dove quasi un quarto degli utenti lamenta problemi di fornitura. La caduta degli investimenti è intervenuta in una fase in cui le Direttive europee in materia ambientale ne avrebbero invece richiesto un aumento”. (Rischi, incertezze e conflitti d’interesse nel settore idrico italiano, L. Anwandter e P. Rubino, http://www.dps.mef.gov.it/materialiuval). Negli anni successivi continua il calo degli investimenti e aumentano le perdite di rete. Andrebbe quindi almeno in parte accolta la richiesta di chi chiede che s’investa in modo straordinario e anticiclico sull’acqua, nel mezzogiorno destinando una quota maggiore dei fondi strutturali, mentre al centro-nord attuando con un piano straordinario di ricerca e contenimento delle perdite degli acquedotti con conseguenti forti risparmi energetici, e nella ricerca e sviluppo connessa al risparmio idrico.
Mitigazione e adattamento
Con la pubblicazione del quarto rapporto IPCC del 2007 sono superate alcune incertezze, anche se altre permangono, sull’entità del CC in atto e sulle cause, prevalentemente antropiche. La temperatura media globale continua a salire e le proiezioni per le prossime due decadi vedono un riscaldamento di circa 0.2°C per decade. Data l’inerzia del sistema anche se le concentrazioni di tutti i gas a effetto serra e aerosol fosse tenuta costante ai livelli del 2000, ci si dovrebbe aspettare un riscaldamento di circa 0.1°C per decade. Si è osservato un sostanziale incremento negli eventi di forti precipitazioni mentre le siccità sono diventate più comuni, specialmente ai tropici e nelle zone sub tropicali. Sul ciclo idrologico vi sono conferme dell’accelerazione del ciclo stesso. La ricerca disponibile indica una tendenza all’incremento negli eventi giornalieri di pioggia forte in molte regioni, anche includendo alcune delle regioni nelle quali si hanno proiezioni di minori precipitazioni. Per l’Europa la precipitazione media annuale è molto probabile che aumenti nella maggior parte dell’Europa settentrionale e che diminuisca nell’area mediterranea. Risulta inoltre molto probabile una diminuzione dei giorni piovosi nelle aree mediterranee anche a parità di precipitazioni (piogge più intense) con un aumento dei rischi di siccità anche nell’Europa centrale. Inoltre la durata della copertura nevosa è molto probabile che diminuisca in tutta Europa, insieme all’altezza del manto nevoso. Per l’Italia dalla più recente ricerca disponibile su serie di dati molto lunga vi è la conferma di una situazione duale nord sud con una media delle precipitazioni che al nord non indica tendenze significative mentre rileva al Sud una tendenza al decremento.
In sostanza, il cambiamento climatico è in atto e sarà problematico anche solo contenerne gli effetti entro i due gradi. Va condiviso un approccio che tiene insieme la mitigazione, tramite la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, e lo sviluppo di azioni di adattamento, facendo in modo che queste misure siano coerenti tra loro. Per l’acqua il miglior modo per garantire questa coerenza passa per il risparmio idrico ed energetico, il riefficentamento, il riuso e solo come ultima ratio la nuova infrastrutturazione. Un chiaro caso d’incongruenza riguarda i biocarburanti. Sulle politiche americane ed europee d’incentivazione dei biocarburanti si sono aperte molte discussioni e dubbi, anche di insospettabili soggetti come l’OCSE, o la FAO, e ultimamente anche l’Agenzia ambientale Europea, legati ai problemi d’impatto sui prodotti agroalimentari e sull’ambiente, come il consumo energetico per produrli e il consumo altissimo di acqua. Da una ricerca del World Economic Forum di Davos sul nesso acqua energia si valuta che per la produzione di etanolo partendo dal mais si utilizzino da 32 a 360 litri d’acqua per kWh prodotto, solo per la produzione di granella, mentre nel caso della soia i consumi d’acqua per la materia prima sono da 180 a 970 litri per kW, e altra acqua si consuma per la trasformazione in etanolo.
In tutto il dibattito sul cambiamento climatico il tema dell’acqua è affrontato scarsamente e solo per l’adattamento, tuttavia molte voci cominciano a segnalare anche le possibilità di mitigazione legate al risparmio idrico. Il risparmio, soprattutto di acqua calda, ha un potenziale elevato di riduzione delle emissioni a costi negativi, cioè con investimenti che si ripagano da soli con i risparmi ottenuti. Un recente studio del Ministero inglese dell’Ambiente calcola che le aziende dell’acqua emettono più di 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (TCO2e), mentre l’uso di acqua calda domestica per l’acqua sanitaria, la cottura e i lavaggi corrisponde a circa 35 Milioni di TCO2e. Lo studio americano sull’impronta carbonica dell’acqua (The Carbon Footprint of Water www.rivernetwork.org) è più completo e valuta il civile e l’agricoltura e il potenziale di riduzione delle emissioni connesso al risparmio idrico. Secondo lo studio Il riscaldamento dell’acqua per usi residenziali comprende la maggior parte di emissioni di CO2 legate all’acqua ed è responsabile di circa 290 milioni di emissioni di TCO2 l’anno, circa il 5% delle emissioni degli Stati Uniti nel 2005. L’energia incorporata nell’uso di acqua calda rappresenta il 74% del consumo totale di energia connessa all’acqua. Se ogni casa negli Stati Uniti installasse apparecchi efficienti l’uso di acqua calda si ridurrebbe con risparmio di energia elettrica e di gas naturale e con riduzioni di CO2 associate di circa 38,3 milioni di tonnellate, a cui, aggiungendo il risparmio energetico indiretto per la produzione distribuzione raccolta e depurazione evitate, si raggiunge un totale di circa 44 MTCO2.
Non ci sono ricerche analoghe per l’Italia, tuttavia secondo l’ultima relazione ISTAT nel 2005 si sono consumati nel civile 5.450.554.000 di metri cubi (MC) d’acqua, e se si conviene con una ricerca della CE sul potenziale di risparmio idrico in Europa, nel civile, del 33%, si può stimare proporzionalmente un risparmio potenziale di circa 1.798.000.000 MC annui che corrispondono approssimativamente a 12 Milioni di TCO2. Al 2020, tenendo conto dell’aumento di popolazione e dei consumi (e quindi a politiche invariate), del fatto che ancora una parte della popolazione italiana in certi periodi riceve un’acqua razionata e del miglioramento delle tecnologie si può pensare di arrivare a 20 Milioni di TCO2 risparmiate in un anno rispetto al 2005. Se si estendono i risultati in modo proporzionale alla popolazione regionale al 2020, si otterrebbe per l’Emilia-Romagna, un potenziale di risparmio, solo nel civile, di circa 900.000 TCO2. Per avere un termine di paragone è opportuno ricordare che le emissioni totali al 2005 in Italia erano circa 580 GTCO2e”.
Tiziano Draghetti







