SEL. Il contributo di Ravenna al documento programmatico nazionale

Pubblicato il 03 Dicembre 2009

Riportiamo il contributo di Sinistra, Ecologia e Libertà della provincia di Ravenna per il documento programmatico nazionale che uscirà dall’Assemblea nazionale del 19 e 20 dicembre a Roma.

Lavoro

La crisi in atto dal 2007 può costituire un’opportunità per una forza come Sinistra, Ecologia e Libertà.
Dopo anni di ubriacatura liberista, con una esaltazione delle sorti “progressive” del mercato, della libera concorrenza, della globalizzazione, emergono con chiarezza i disastrosi limiti di un sistema che ha impoverito il ruolo dello stato, la causa del bene pubblico, le politiche di redistribuzione del reddito a favore delle classi sociali svantaggiate.
La tutela e la valorizzazione del lavoro, nelle sue diverse forme, e della sua qualità costituiscono ovunque la base di ogni pensiero di sinistra ecologista.

In Italia, la parte maggioritaria della sinistra, quella che ha dismesso il nome di sinistra, ha emarginato o cancellato dalle proprie elaborazioni, dalle proprie politiche e dai propri interessi, l’idea di un mondo del lavoro dipendente ancora unito da forti tratti comuni, nonostante i cambiamenti e la diversità di tanti aspetti della condizione lavorativa. Il tratto comune centrale consiste nell’essere lavoratori dipendenti (formalmente o di fatto), che cioè lavorano per conto di un datore di lavoro e da questi in cambio ricevono una remunerazione. Quel tratto comune fa vivere oggettivamente un forte conflitto di interessi il quale, se il lavoro è abbandonato a se stesso, si risolve sempre a suo danno. Questo comportamento ha favorito il drastico ridimensionamento della consapevolezza da parte dei singoli lavoratori e dei singoli gruppi, di essere parte di un mondo immenso, avente in comune la condizione di lavoro dipendente.
Per cui oggi in Italia i lavoratori dipendenti, la cui situazione di lavoro e di reddito, tra l’altro, è notevolmente peggiorata negli ultimi 15 anni, vivono uno stato di solitudine per quanto riguarda la loro condizione lavorativa (a parte l’impegno della CGIL, il quale però non basta).
Tutto questo apre spazi alle politiche che esaltano ed esasperano il tratto identitario della appartenenza ad un determinato territorio, al populismo plebiscitario, alle scelte di voto determinate caso per caso da motivazioni “leggere e marginali”.

Uno dei compiti centrali di una forza politica ecologista e di sinistra, è quello di lavorare sul piano culturale, programmatico e politico, affinché il lavoro dipendente maturi una forte coscienza di sé, in modo che ogni singolo lavoratore si renda conto di appartenere ad una grande comunità nel cui ambito, al netto delle diversità, esiste una forte identità di interessi..
Tutto il processo deve portare a proposte concrete, coerenti con le seguenti coordinate generali: conquistare condizioni di lavoro in linea con il dettato costituzionale, che prevede il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa; rafforzare ed estendere i diritti dei lavoratori, compreso quello, per iscritti e non al sindacato, di decidere democraticamente sulle piattaforme contrattuali e sulle ipotesi di accordo; rivisitare a favore dei lavoratori la legislazione sul lavoro e rendere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato la forma normale per le assunzioni; assicurare un ruolo centrale al contratto nazionale di lavoro, accompagnato da una contrattazione articolata incentrata sul collegamento della remunerazione alla produttività del lavoro e sul miglioramento dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza. Obbiettivo primario di una forza di sinistra deve essere il superamento della precarietà lavorativa-economica. Ciò va attuato oltre che sul piano normativo, anche con l’istituzione di un congruo salario di cittadinanza.
Deve trovare piena applicazione il principio della “responsabilità sociale delle imprese”.

Oggi va considerato anche che i termini della dialettica sociale sono cambiati. Allo scontro aziendale tra capitale e lavoro si è sovrapposto un terzo soggetto (anche se spesso intrecciato col primo) che è quello degli intermediari finanziari che spostano grandi masse di denaro da una parte all’altra del globo. Oggi questa finanza aggressiva è entrata in crisi. Bisogna cambiare le regole del gioco.
Una politica di sinistra deve riuscire ad affrontare questi nodi.
Un’attenzione particolare merita il mondo della cooperazione, che oggi si trova di fronte alla necessità di rilanciare il suo ruolo di soggetto espressione delle classi lavoratrici. Troppo spesso, nelle cooperative, sia di sinistra che di area cattolica, si è ceduto a una logica verticistica, che privilegiava il solo management o addirittura impostazioni di natura finanziaria, a scapito di una valorizzazione, tanto professionale quanto salariale, della intera base sociale

Anche il lavoro autonomo deve essere oggetto di una iniziativa politica della sinistra. Ciò che una moderna forza di sinistra deve sapere proporre a questi ceti è uno scambio. Le figure di lavoro autonomo devono essere valorizzate per il contributo professionale che riescono a dare alla crescita di molti settori, ma allo stesso tempo devono impegnarsi, a contribuire allo sviluppo della comunità locale, in primo luogo adottando comportamenti corretti in campo fiscale. È interesse di tutti, anche dei lavoratori autonomi, partecipare dei benefici di un sistema sociale che preveda un solido sistema di welfare e di servizi al cittadino.
Il tema del lavoro fa parte quadro complessivo di priorità tematiche: la questione del rapporto di predazione del mondo produttivo sull’ambiente naturale e del deterioramento dell’equilibrio tra carico antropico e capacità autorigenerativa del pianeta, il rapporto tra generazioni presenti e generazioni future, tra popoli della parte più ricca e di quella più povera e sfruttata del mondo. Le tematiche ambientali si incontrano direttamente con il tema della qualità del lavoro, soprattutto nella sua accezione relativa alla sicurezza.

Sviluppo

Lo sviluppo deve essere considerato in base ad una visione complessiva che comprenda le dinamiche economiche, ambientali, dei servizi, delle infrastrutture materiali e non, della mobilità sul territorio, della formazione e della cultura, delle condizioni di vita e di lavoro, delle relazioni sociali, dei diritti. La compiuta elaborazione di questa concezione dello sviluppo costituisce una base avanzata ed adeguata, una architettura che consente una progettualità più chiara, coerente e di qualità. È anche necessaria per conferire eguale dignità, rispetto allo sviluppo economico, a tutte le altre componenti dello sviluppo. Tra l’altro, ad ogni componente di questo sviluppo recano vantaggio la qualità di tutte le altre e il peso loro riconosciuto.
A questo fine è molto utile adottare progressivamente criteri di misurazione dello sviluppo così considerato che, superando l’unilateralità e la tirannia del PIL, ci offrano una visione che ne metta in luce sia ogni singolo aspetto che il quadro complessivo. Avendo presente che certi parametri negativi non possono essere compensati da altri positivi. In questo modo la sinistra si emancipa definitivamente e completamente da ogni idea produttivistica, che l’ha segnata per lungo tempo. In questo percorso può incontrare il filone di pensiero antiutilitaristico, dal quale cogliere i contenuti più condivisibili.
La finitezza del pianeta e delle sue risorse fisiche pone una invalicabile ipoteca sulla inesistenza di un limite e offre spazio alle considerazioni sulla concreta possibilità che la sopravvivenza della specie possa essere solo garantita da un processo di decrescita. La cronaca attuale ci porta a fare i conti con il bilancio del carbonio atmosferico e vede un sistema produttivo che fatica a rendersi conto che lo sfruttamento indiscriminato della risorsa aria , debba avere una fine la più rapida possibile se si vogliono scongiurare situazioni non più controllabili in un vicino futuro. Dobbiamo andare verso la riconversione di una economia dei processi produttivi basata sulla combustione in una nuova economia basata sul sole.
È necessaria inoltre la concretizzazione di condizioni economico-normative che consentano a tutto il sistema delle autonomie locali di essere il primo motore di una ripresa economica attraverso una spesa pubblica che definiremmo positiva. Positiva perché in grado di attivare in tempi brevi lavori di salvaguardia dell’ambiente, messa in sicurezza del territorio e qualificazione dei centri storici, con l’utilizzo di strumenti che abbiano a riferimento non solo l’efficacia e l’efficienza dei provvedimenti presi ma attraverso essi anche la quantità e la qualità del reddito pro-capite e diffuso che attivano.

Reperimento delle risorse

Le forze di sinistra e progressiste devono anche operare per restituire al fisco il riconoscimento della sua fondamentale funzione nell’ambito di uno Stato e di una società democratica ed equa. Su questo piano siamo stati deboli di fronte all’offensiva demagogica e populista delle forze reazionarie e di destra, fino a subirne in parte l’egemonia culturale.
È certo necessario superare le distorsioni del sistema fiscale, il suo carattere a volte vessatorio ed iniquo, così come vanno combattuti gli sprechi del pubblico denaro, ma la necessità di un adeguato finanziamento della cosa pubblica attraverso il fisco va sostenuta a viso aperto, ponendo in diretta relazione le giuste attese dei cittadini a proposito del rispetto di diritti fondamentali quali, per esempio, la salute, l’istruzione, la sicurezza, la mobilità, la previdenza, l’assistenza, con la disponibilità per lo Stato considerato in tutte le sue articolazioni, di adeguate risorse.
Su questa base, a livello nazionale si impone l’esigenza di un riequilibrio sul versante del reperimento delle risorse e su quello fiscale in modo particolare. Vanno individuate forme di tassazione che salvaguardino maggiormente i redditi medi e bassi e aumentino le aliquote a carico dei redditi più alti e che spostino il prelievo percentuale più a carico dei redditi da capitale che di quelli da lavoro La istituzione vera della “Tobin tax” sulle transazioni speculative e forme di tassazione che intervengano nell’incentivare realmente l’utilizzo di energie veramente rinnovabili sono auspicabili.

Non meno importante è un rafforzamento della lotta alla corruzione, altra piaga che ci vede collocati non certo tra primi paesi al mondo nelle classifiche in quanto a impegno nel contrasto.
A livello locale, va gradualmente adeguata e quando necessario corretta la politica fiscale degli Enti locali, in un rapporto dialogante, partecipato e coinvolgente con i cittadini, fino a stipulare con essi patti fiscali.

Eguaglianza e libertà

Non basta dire eguaglianza. Con l’aiuto di Amartya Sen, sappiamo che “tutte le principali teorie etiche degli assetti sociali condividono una approvazione dell’eguaglianza in termini di qualche variabile focale, anche se le variabili selezionate sono spesso molto diverse da una teoria all’altra.” Per cui non basta, alla sinistra, dire eguaglianza. Bisogna dire eguaglianza di che cosa. E riconoscere che la necessità di aderire alle diversità di condizioni individuali, comporta, ai fini dell’eguaglianza, risposte diseguali. Dunque, eguaglianza di che cosa? La sinistra deve porre tra le cose da eguagliare la libertà. Per cui non basta dire che eguaglianza e libertà vanno insieme. Tanto meno sostenere, come fanno i nostri avversari, che esiste contraddizione tra eguaglianza e libertà. Non si tratta di cose poste sullo stesso piano, non appartengono alla stessa categoria, ma non sono per principio in contrasto tra loro: “la libertà è uno dei possibili campi di applicazione dell’eguaglianza, e l’eguaglianza è una delle possibili configurazioni della distribuzione della libertà.” Su queste basi si combattono meglio i pregiudizi nei confronti della nostra concezione dell’eguaglianza e si conferisce maggiore credibilità alla nostra scelta per la libertà.

 

1 Commenti per questo articolo

  1. antonio ha scritto:

    Riproponiamo la parte dell’ documento dei compagni di Ravenna sul lavoro perché affronta temi veramente importanti e per nulla scontati.
    1) lavoro e comunità
    2) democrazia sindacale e collegamento salario produttività e ( noi aggiungiamo anche cogestione per aziende con più di 2000 dipendenti )
    3) contratto standard il contratto a tempo indeterminato.
    4) Salario di Cittadinanza
    5) Management e corretta gestione delle risorse umane nel mondo cooperativo .
    6) Responsabilità sociale dell’ Impresa .
    7) Ruolo dei lavoratori autonomi.

    Sono tutti temi importanti MOLTO COMPLESSI e vanno approfonditi, comunque la direzione è quella giusta.

    Per affrontare il nesso piena e BUONA occupazione e sviluppo qualitativo e quantitativo dell’economia ( in termini keynesiani ( Sviluppo dalla Domanda aggregata ( Consumi ed Investimenti ) oltre alla Politica Fiscale accennata nel documento è necessaria una politica monetaria e qui la questione URGENTE da analizzare è la relazione tra stato Europa e Banche Centrali .

    Lavoro
    La crisi in atto dal 2007 può costituire un’opportunità per una forza come Sinistra, Ecologia e Libertà.
    Dopo anni di ubriacatura liberista, con una esaltazione delle sorti “progressive” del mercato, della libera concorrenza, della globalizzazione, emergono con chiarezza i disastrosi limiti di un sistema che ha impoverito il ruolo dello stato, la causa del bene pubblico, le politiche di ridistribuzione del reddito a favore delle classi sociali svantaggiate.
    La tutela e la valorizzazione del lavoro, nelle sue diverse forme, e della sua qualità costituiscono ovunque la base di ogni pensiero di sinistra ecologista.
    In Italia, la parte maggioritaria della sinistra, quella che ha dismesso il nome di sinistra, ha emarginato o cancellato dalle proprie elaborazioni, dalle proprie politiche e dai propri interessi, l’idea di un mondo del lavoro dipendente ancora unito da forti tratti comuni, nonostante i cambiamenti e la diversità di tanti aspetti della condizione lavorativa. Il tratto comune centrale consiste nell’essere lavoratori dipendenti (formalmente o di fatto), che cioè lavorano per conto di un datore di lavoro e da questi in cambio ricevono una remunerazione. Quel tratto comune fa vivere oggettivamente un forte conflitto di interessi il quale, se il lavoro è abbandonato a se stesso, si risolve sempre a suo danno. Questo comportamento ha favorito il drastico ridimensionamento della consapevolezza da parte dei singoli lavoratori e dei singoli gruppi, di essere parte di un mondo immenso, avente in comune la condizione di lavoro dipendente.
    Per cui oggi in Italia i lavoratori dipendenti, la cui situazione di lavoro e di reddito, tra l’altro, è notevolmente peggiorata negli ultimi 15 anni, vivono uno stato di solitudine per quanto riguarda la loro condizione lavorativa (a parte l’impegno della CGIL, il quale però non basta).
    Tutto questo apre spazi alle politiche che esaltano ed esasperano il tratto identitario della appartenenza ad un determinato territorio, al populismo plebiscitario, alle scelte di voto determinate caso per caso da motivazioni “leggere e marginali”.

    Uno dei compiti centrali di una forza politica ecologista e di sinistra, è quello di lavorare sul piano culturale, programmatico e politico, affinché il lavoro dipendente maturi una forte coscienza di sé, in modo che ogni singolo lavoratore si renda conto di appartenere ad una grande comunità nel cui ambito, al netto delle diversità, esiste una forte identità di interessi.

    Tutto il processo deve portare a proposte concrete, coerenti con le seguenti coordinate generali: conquistare condizioni di lavoro in linea con il dettato costituzionale, che prevede il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa; rafforzare ed estendere i diritti dei lavoratori, compreso quello,
    per iscritti e non al sindacato, di decidere democraticamente sulle piattaforme contrattuali e sulle ipotesi di accordo; rivisitare a favore dei lavoratori la legislazione sul lavoro e rendere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato la forma normale per le assunzioni; assicurare un ruolo centrale al contratto nazionale di lavoro, accompagnato da una contrattazione articolata

    incentrata sul collegamento della remunerazione alla produttività del lavoro e sul miglioramento dell’organizzazione del lavoro e della sicurezza. Obbiettivo primario di una forza di sinistra deve essere il superamento della precarietà lavorativa – economica . Ciò va attuato oltre che sul piano normativo, anche con l’istituzione di un congruo salario di cittadinanza.

    Deve trovare piena applicazione il principio della “responsabilità sociale delle imprese”.
    Oggi va considerato anche che i termini della dialettica sociale sono cambiati. Allo scontro aziendale tra capitale e lavoro si è sovrapposto un terzo soggetto (anche se spesso intrecciato col primo) che è quello degli intermediari finanziari che spostano grandi masse di denaro da una parte all’altra del globo. Oggi questa finanza aggressiva è entrata in crisi. Bisogna cambiare le regole del gioco.

    Una politica di sinistra deve riuscire ad affrontare questi nodi.
    Un’attenzione particolare merita il mondo della cooperazione, che oggi si trova di fronte alla necessità di rilanciare il suo ruolo di soggetto espressione delle classi lavoratrici.

    Troppo spesso, nelle cooperative, sia di sinistra che di area cattolica, si è ceduto a una logica verticistica, che privilegiava il solo management o addirittura impostazioni di natura finanziaria, a scapito di una valorizzazione, tanto professionale quanto salariale, della intera base sociale

    Anche il lavoro autonomo deve essere oggetto di una iniziativa politica della sinistra. Ciò che una moderna forza di sinistra deve sapere proporre a questi ceti è uno scambio.

    Le figure di lavoro autonomo devono essere valorizzate per il contributo professionale che riescono a dare alla crescita di molti settori, ma allo stesso tempo devono impegnarsi, a contribuire allo sviluppo della comunità locale, in primo luogo adottando comportamenti corretti in campo fiscale. È interesse di tutti, anche dei lavoratori autonomi, partecipare dei benefici di un sistema sociale che preveda un solido sistema di welfare e di servizi al cittadino.

    Il tema del lavoro fa parte quadro complessivo di priorità tematiche: la questione del rapporto di predazione del mondo produttivo sull’ambiente naturale e del deterioramento dell’equilibrio tra carico antropico e capacità autorigenerativa del pianeta, il rapporto tra generazioni presenti e generazioni future, tra popoli della parte più ricca e di quella più povera e sfruttata del mondo. Le tematiche ambientali si incontrano direttamente con il tema della qualità del lavoro, soprattutto nella sua accezione relativa alla sicurezza.

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